L'uomo dal fiore in bocca

Descrizione

Rappresenta, nella drammaturgia pirandelliana, uno dei momenti più alti.
Innanzitutto, per la pregnanza di significato che emerge da una vicenda di assoluta semplicità e limpidezza. Tale vicenda si dipana attraverso il breve dialogo di due soli personaggi, l’Uomo dal fiore in bocca appunto, e il distinto signore, l’Avventore, che il primo incontra.
Incalzato dalle domande dell’Uomo, l’Avventore confessa il proprio fastidio nei confronti della moglie e della figlia che lo caricano di incombenze e lo trascinano nella pratica noiosa delle spese e nella disbriga quotidiana di affari poco importanti.
L’Uomo risponde allora con una minuziosa descrizione di quegli stessi avvenimenti in cui è fastidiosamente coinvolto l’Avventore e rivelando a costui a poco a poco tutta la necessaria importanza che quelle piccole cose tornano a possedere per chi, come l’Uomo, è avviato in breve alla tragica conclusione della propria vita e ne è consapevole.
Quel “fiore in bocca”, infatti, significa morte, dolorosa fine dell’esistenza.

Ciò che contraddistingue l’atto unico è, ancor più della contrapposizione “vita – morte”, la contrastante dinamica dialettica tra “vivere e sopravvivere”; meglio, tra un vivere apparente (l’Avventore) che è, in realtà, un sopravvivere agli eventi, un quotidiano “campare”, un “tirare avanti” fra minimi fastidi ed irritante quotidianità, e un apparente sopravvivere (l’Uomo), che è in realtà un vivere (o un tentativo di vivere) pienamente, disperatamente aggrappandosi proprio a quei fastidi, a quella quotidianità, altrove ritenuta irritante, ma che tale non viene considerata da chi sa coscientemente di perderla giorno dopo giorno.
Dunque, la morte e la consapevolezza della fine imminente illuminano il valore della vita, riscoperta nei dettagli senza senso, nelle pieghe degli affetti familiari, nel fluire incessante dei giorni e delle abitudini che ad essi si accompagnano e a cui, solitamente, non attribuiamo “importanza”.
E’ significativo che la più torturante e torturata pièce di Pirandello, la più tragica, non si svolga proprio nella “stanza della tortura”, come ebbe a definirla Giovanni Macchia, le quattro pareti domestiche in cui si consumano altre varie vicende pirandelliane più o meno drammatiche, e che, invece, essa si sviluppi “all’aperto”, alla luce crepuscolare: forse perché lo scontro, il conflitto vero tra vita e morte, tra realtà e apparenza, non può che generarsi in un “aperto” infinito, senza confini, senza tempo.


Personaggi e interpreti :

L’Uomo:
Enzo Rapisarda;
L’Avventore:
Domenico Veraldi;

Staff :

Direzione luci e suono:
Marin Bulmez
Regia:
Enzo Rapisarda
Produzione e messa in scena:
Nuova Compagnia Teatrale

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